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Guai a chi regge e mal regge (17 febbraio 1447)
Intervento del Cardinale Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, a riguardo della dottrina sociale di San Francesco di Paola



Lettera di Francesco di Paola a Simone Alimena.
La gratia dello Spirito Santo sia sempre nella vostra benedetta anima santa. Accadde, che un Gentlhuomo Napolitano, Contatore delli fuochi della Provincia, è venuto a Paola, per contare detta terra, et ha cominciato a contare, è persona fastidiosissima senz’alcuna discrettione, e huomo senza charità, e perchè dice l’Apostolo Santo, che dove non è charità non ci è niente, Signor mio, essendo V.S. tutto pieno di santa charità, la pregano, una con questa Università, si degni per amor della charità di Dio, e del Prossimo, venire a Paola, forse col vostro bon dire, e gratioso, e grave aspetto, tal huomo si honesterà a far cose più accostevoli alla raggione. Pregamola molto si degni non manchare alla nostra pia petitione, essendo sua Signoria, tutta caritativa per servitio di Giesù Christo benedetto, che certo non venendo V.S. tal huomo senza raggione e charità saria l’ultima ruina di questa povera Terra, et ancora esso prenderia tale audacia, non avendo repugnanza, che certo saria ruina di tutte le povere altre Terre, del nostro paese. Non dico io, che si occultino, e fraudino li fuochi alla Maestà del Re; perchè saria fraudolenza, ma vorria, che la discrittione accompagnata con la pietà, e la santa charità, fosse nelli Ministri dello Stato Regio, non l’empietà, qual continuamente usano, contra povere persone vidue, pupilli, stroppiati et simili persone miserabili, quali di raggione devon esere absenti di ogni gravezza. Guai a chi regge, e mal regge, guai ai Ministri dei Tiranni et alle tirannie, guai alli Ministri di giustizia che li è ordinato far giustizia e lor fanno il contrario. Guai alli impij che di loro è scritto : “non resurgent impij in iudicio, neque peccatores in Concilio justorum”. O felicissimi huomini giusti a voi è aperto il Paradiso, et all’ingiusti l’Inferno. (17 febbraio 1447)

Nel corso dell’omelia (25 gennaio 2004) per la presa di possesso della Chiesa di San Francesco di Paola ai Monti in Roma, il cardinale Raffaele Martino ha ricordato di Francesco di Paola la frase: “Guai a chi regge e mal regge”, che il santo calabrese scrisse nel febbraio del 1447 all’amico Simone Alimena in difesa della gente di Paola, colpita dagli esattori del fisco del Re di Napoli, Ferrante di Aragona.

Di fronte a Ferrante di Aragona il santo spezzò in due una moneta d’oro, che gli veniva offerta per le necessità della sua Congregazione religiosa e ne fece sprizzare fuori Sangue vivo, e guardando fisso negli occhi il sovrano, disse: “Sire, questo è il Sangue dei sudditi che tu opprimi e che grida vendetta al cospetto di Dio”.

“Parole che avrebbero mandato alla morte chiunque, - aveva spiegato Martino - ma il re aveva di fronte un uomo di Dio, un santo dedito al vangelo della carità, che si era fatto coscienza critica e dolente di un popolo impoverito e la voce di tutti gli ultimi, rimasti senza voce, senza storia e senza libertà”.

Il Pontefice Paolo VI in un discorso ai vescovi della Basilicata e della Calabria parlò di San Francesco di Paola, come di colui che “non temette di elevare la sua voce, denunziando apertamente le malversazioni dei potenti”.

Nel 1943 Papa Pio XII, in memoria di una sua miracolosa traversata dello Stretto, lo nominò protettore della gente di mare italiana.

Martino ha sottolineato che il santo ha sperimentato la grotta e il deserto e che “al primo posto nella sua vita troviamo sempre la ricerca di Dio e tutta la sua azione è un invito incessante a ritornare a Dio”.
San Francesco, ha continuato il Cardinale, come ogni battezzato, è stato chiamato alla santità attraverso una particolare vocazione, quella di vivere in maniera privilegiata e radicale il vangelo della penitenza”.

Noto per la severità della sua regola, visse cinque anni in una grotta come eremita, Francesco fu inviato dal Papa alla corte di Luigi XI, il re francese che seppur cristianissimo, mancava di senso di giustizia evangelica e della carità.

Luigi XI voleva Francesco vicino a sé per ottenere il miracolo della guarigione. Il santo non gli restituì la salute del corpo, ma quella dell’anima, conciliandolo con Dio. Prima di morire Luigi XI lo nominò direttore spirituale del figlio e del successore Carlo VIII.

Il cardinale Martino ha concluso l’omelia su San Francesco di Paola ribadendo la sua “spiritualità penitenziale e quaresimale per ritrovare Dio e, in Dio, ritrovare noi stessi: una spiritualità che porta a stabilire una giusta distanza dai beni materiali e a considerarci pellegrini in un mondo che non ci appartiene ma che ci è stato dato solo in uso”.

In una preghiera al santo, il cardinal Martino ha scritto: O Glorioso San Francesco di Paola, che percorresti strade impervie dell’Italia e della Francia per annunciare ai potenti il Vangelo della Carità, ottienici l’audacia cristiana di proporre alla nostra società moderna, sempre più disorientata e divisa, nuovi progetti di giustizia, di solidarietà, di pace.
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