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Bellosguardo, i Templari e il Santo Sepolcro
A seguito di varie pubblicazioni sul territorio di Bellosguardo e la sua storia, si impongono oggi delle precisazioni, soprattutto in riferimento alla reale presenza dei Templari nella Ecclesia Sancti Sepulcri (poi San Vito) e nei pressi del Monte Oliveto.
Tenendo presente che l'ordine dei giovanniti (Ospedalieri) fu istituito nel 1099 e la data di nascita dei Templari è da attestare al 1118-1119, data per certa la datazione riportata dal Bullettone (Archivio Arcivescovile di Firenze) che la Ecclesia Sancti Sepulcri fosse già  attestata nel 1019, e concordando con le fonti successive che vogliono che il suo nome provenga dallo spedale vicino l'Arno (Santo Sepolcro) che aveva i suoi "effetti" sulla collina, a cui è da aggiungere una toponomastica che voleva riallacciarsi ai luoghi santi (al colle del Santo Sepolcro in Gerusalemme ), occorre chiedersi a chi erano affidati spedale ed "effetti" nel periodo dal 1019 fino alla fine del secolo. Purtroppo rimane difficile rispondere a tale domanda per carenza di prove documentarie; inoltre la data del 1019 in riferimento allo spedale sull'Arno dovrà  essere oggetto di indagini più accurate.
La presenza della chiesa sul colle poteva costituire un luogo di tappa sul troncone che si originava dalla Francigena, luoghi questi che prima di essere affidati ai cavalieri, altrove erano di frequente tenuti da monaci (cluniacensi, vallombrosani, .. ).
La ecclesia S. Sepulcri ha originariamente una icnografia romanica cruciforme triabsidata tipica delle badie benedettine : se ciò può forse portare a supporre una committenza monastica occorre però sapere che sin dal primissimo tempo essa era totalmente dipendente dall'Arcivescovo di Firenze ; forse fu a lui donata da chi intraprese la costruzione e sappiamo che in essa si succederanno poi rettori dediti alla cura d'anime . E' un periodo in cui il vescovo fiorentino ha una autorità  notevolmente accresciuta per la politica imperiale, e possiede all'inizio del millennio quasi un vero e proprio feudo: boschi, terreni, castelli in varie zone, sotto Monte Morello, a Campi, in Mugello, fino alla Val di Pesa ed alla Val d'Elsa; le persone di Ildebrando (1008-1020), Lamberto (1025-1032) e Atto (1034-1046?) agiscono non solo come vescovi ma come veri padroni sia in città  che nel contado.
Oggi gli storici non sono concordi sulla realtà  templare in Firenze, comunque, soprattutto grazie agli studi di Ludovica Sebregondi, possiamo attestare intorno alla metà  del Duecento una loro presenza documentata (S. Jacopo in Campo Corbolini ). A riguardo dell'oratorio del Santo Sepolcro vicino Ponte Vecchio però, nelle cui vicinanze doveva essere il piccolo spedale, R. Davidsohn , W. e E. Paatz , e più recentemente P. Pirillo , G. Zingoni e L. Sebregondi sono dell'opinione che esso non fu mai templare, ma affidato ai cavalieri giovanniti, il cui nome esatto è Ospedalieri di S. Giovanni in Gerusalemme . Nel suo saggio Zingoni è molto scettico anche su una presenza templare nella zona di Santa Croce e afferma che il nome (templum) derivi dai ruderi di antichi edifici romani: un tempio appunto, forse quello di Iside.
Non abbiamo carteggi d'epoca o comunque prove certe per una presenza dei cavalieri del Tempio (templari) sulla collina di Bellosguardo, cioè nell'ambito degli "effetti" dello spedale e oratorio del Santo Sepolcro sull'Arno (quello sulla testata sud-occidentale del Ponte Vecchio); saranno gli storici e annalisti dei secoli successivi a parlare di templari.
Per quanto riguarda l'installazione fluviale di fronte, più a est rispetto a Santa Croce, Zingoni afferma:

questo porto è appartenuto ai vallombrosani di Badia a Ripoli ed alla loro dipendenza di S. Michele a S. Salvi, ed è sempre rimasto loro.
E infine, sempre sul "porto del Tempio" (in portu de Tempio) Zingoni conclude:

Poichè i giovanniti erano possessori dell'ospedale del S. Sepolcro, sulla sponda sinistra dell'Arno al termine del Ponte Vecchio, è stato lecito pensare che i templari, secondo una consuetudine di ripartizione territoriale diffusa presso i due ordini, presidiassero l'altra riva nella zona appunto di Santa Croce .
Il porto si chiamò del Tempio per la sua ubicazione nella zona così chiamata a Firenze, difficilmente per un legame con i Templari, i quali non compaiono in nessun documento relativo all'installazione fluviale. Comunque dobbiamo ribadire che questi sono risultati parziali e non definitivi, perché un'indagine sistematica della presenza templare a Firenze dev'essere ancora fatta .


Gli storici e annalisti dei secoli successivi al Trecento sicuramente hanno fatto un po' di confusione sull'esatta denominazione degli ordini cavallereschi e visto che nel luglio 1099 Goffredo di Buglione aveva istituito in Gerusalemme quattro fondazioni di canonici regolari - fra questi i canonici del Santo Sepolcro - la dizione relativa al Sepolcro ha ricevuto poi un significato esteso ed è divenuta causa di riferimenti errati.

Scendendo dal Monte Oliveto verso le terre dell'antica chiesa di San Donato a Scopeto, si arriva nell'odierno luogo dove sorge oggi la chiesa di San Francesco di Paola.
Ritornando alle fonti (Moreni, Richa: essi attingono all'opera di don Placido Puccinelli) scopriamo che doveva essere in zona un monastero dedicato al Santo Sepolcro fabbricato a partire dagli anni 1334-35 da un certo Bartolommeo che guida i Girolamini; ex tisi infirmitate vexarentur si scrive nella Lettera VII del Moreni : la zona insalubre e le malattie insorte spingono i frati Girolamini ad abbandonare questo monastero per andare a costruirne un altro nel 1348 alle Campora, presso la parrocchia di S. Ilario (oggi parrocchia di S. Leone).

Scavi effettuati in questi anni non hanno però messo in luce alcuna struttura architettonica di chiesa o monastero preesistente sotto la chiesa di San Francesco di Paola: ampie cantine ancora oggi percorribili che si spingono fino a otto metri di profondità  non danno alcuna traccia di luoghi di culto o monasteri precedenti.
Di chiesa e convento preesistenti non ne parla l'atto di donazione di Alessandro di Camillo Strozzi nei confronti dei Padri Minimi che fonderanno la Chiesa di San Francesco di Paola: in questo atto viene donato un podere posto fuori "Porta a Pier Gattolini", coltivato a vigneti, frutteti, oliveti con casa padronale e colonica.
Andrea Dall'Asta e Paolo Dall'Olio ci riferiscono nella loro tesi sulla chiesa di San Francesco di Paola che il podere era situato nella parrocchia del "S. Sepolcro" sotto Bellosguardo ed era chiamato la "piazuola della podesteria del Galluzzo". Nella donazione era anche compreso un campo di "quindici staiora" confinante coi Padri di San Donato a Scopeto, chiamato il "Cederno".

I Minimi per rendere esecutiva la donazione si dovevano impegnare a fabbricare una chiesa e un
convento dedicati a San Francesco di Paola a partire dal mese di settembre del 1589 .
Purtroppo poi non è possibile seguire le spese di fabbrica dall'inizio della costruzione perchè molte filze, riguardanti soprattutto il periodo iniziale, sono andate disperse (anche a causa dell'alluvione del 1966).
Pertanto a riguardo del primo monastero del Santo Sepolcro o di Santa Maria del Poggio del S. Sepolcro, fondato da Bartolommeo circa il 1334-5, possiamo riconoscerne la reale esistenza, essendo testimoniato da un documento del Libro dei Contratti (28 novembre 1336) , ma nel contempo dobbiamo poi pensare o a una sua demolizione (nel caso fosse veramente sullo stesso sito della futura chiesa dei Minimi) o alla presenza di un errore topografico da parte delle fonti settecentesche; supporre che chiesa e monastero trecentesco siano stati inglobati dalla chiesa di San Francesco di Paola (cf. R. Manetti, Le madonne del parto) è sicuramente erroneo e va contro le fonti storico-notarili successive e le rilevazioni di scavo e restauro odierne: nessun monastero era presente nel momento in cui inizia la fabbrica della Chiesa di S. Francesco di Paola.
Certamente non si devono assolutizzare alcuni storici come Puccinelli e altri: varie volte commettono degli errori ; basterà  pensare che in seguito proprio il Moreni a riguardo della Chiesa di S. Francesco di Paola ci dirà  che è stata fabbricata di primo tempo sul disegno di Gherardo Silvani mentre sappiamo bene che al momento della fondazione Gherardo Silvani aveva poco più di dieci anni; il Silvani interverrà  solo in seguito, dopo il 1638.


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